Questo esercizio ha alla sua base sia il Tenshin Shin Yo Ryu che il Kito Ryu, oltre agli studi personali di Jigoro Kano. Nei primi tempi del Judo la tecnica veniva insegnata senza adoperare nuovi Kata appositamente creati per questo. Con l’aumentare degli allievi e la impossibilità di seguire personalmente ogni nuovo iscritto, Kano pensò di creare un primo Kata che contenesse le basi del corretto apprendimento del Judo.
Nacque così il Go no Kata, l’esercizio con il quale gli allievi avrebbero potuto studiare le sette tecniche di Nage Waza che nei primi tempi del Judo, Kano pensava fossero le più idonee per essere insegnate. Inoltre avrebbero potuto imparare grazie a questo Kata alcuni esempi di Riai e avrebbero migliorato la loro forma fisica. Il Kata conteneva inoltre esempi di Renraku Waza e di Kaeshi Waza dando all’esercizio una particolare completezza. Il Go no Kata fu abbandonato dopo la morte di Jigoro Kano ma attualmente il Kodokan sta pensando di reinserirlo fra i Kata ufficiali e ripristinarne l’insegnamento, ed una apposita commissione sta lavorando a questo scopo. Si trovano molti scritti su internet che parlano di questo esercizio ma, dato che gli autori non conoscono il Go no Kata, generalmente sono pieni di inesattezze che aumentano la confusione intorno ad esso. In questo Kata, contrariamente a quanto troviamo scritto, non vi sono Atemi, infatti alcuni confondono il Go no Kata con il Go Ho no Ate, ovvero l’esercizio della pratica degli Atemi nelle cinque direzioni. Non si tratta nemmeno di un Kata volto al solo studio del Kaeshi Waza come alcuni hanno supposto, mentre resta vera la correlazione di questo esercizio con il Ju no Kata.
Lo studio combinato di questi due Kata avrebbe dato al praticante la chiave per usare la propria forza fisica in accordo con la teoria della cedevolezza. In alcuni antichi testi questo Kata è chiamato anche GoJu no Kata, rimarcando la correlazione fra l’uso della forza e lo studio della cedevolezza che viene effettuata attraverso questo esercizio. Nel Go no Kata infatti si succedono dieci tecniche che iniziano da una situazione in cui Tori e Uke usano la propria forza fisica uno contro l’altro, fino a che Tori, cedendo in modo appropriato o deviando la forza di Uke, riesce ad effettuare la tecnica prestabilita. Si tratta di un ottimo esercizio per aiutare i principianti ad acquisire una buona posizione, a imparare l’equilibrio nell’atto di sollevare Uke, a comprendere le basi della strategia della tecnica e, come può suggerire il nome, a migliorare la propria prestanza fisica.
In ogni caso non si tratta di un Kata pensato solo per sviluppare la propria forza fisica, ma per utilizzare correttamente la forza di Uke durante l’azione. Il Maestro Nagaoka 10° Dan raccomandava di praticare questo esercizio prima di ogni lezione come forma di riscaldamento e di preparazione per il corpo. Nagaoka inoltre ha lasciato scritto che il Go no Kata contribuisce ad aumentare la forza di volontà, la forza fisica ed il Ki. Purtroppo non sono rimasti scritti di Jigoro Kano su questo Kata ma grazie ai libri di Nagaoka e Samura è possibile attenersi alla forma originale dell’esercizio. In Giappone il Go no Kata ha il suo massimo esperto nel Maestro Ochiai che ha continuato a praticare questo esercizio fino ad oggi e grazie al quale sta lavorando la commissione interna al Kodokan preposta allo studio di questo esercizio.
Tutti i Kata di Judo sono pensati per rendere possibile lo studio del Riai, ovvero della sinergia fra Tori e Uke che permette la riuscita della tecnica. Il Nage no Kata, anche se viene richiesto per l’esame a primo Dan, comporta una serie di tecniche molto difficili e un Riai particolarmente complesso. Questo ne rende difficile l’insegnamento ai bassi gradi, disincentivando a volte lo studio del Kata o ritardandone l’inizio della pratica. Il Go no Kata per il fatto di non avere cadute (le tecniche di proiezione si interrompono come nel Ju no Kata) si presta ad essere un ottimo esercizio per iniziare la pratica dei Kata e permette di rimandare lo studio del Nage no Kata, abituando ugualmente gli allievi alla pratica degli esercizi prestabiliti.
Le tecniche che compongono il Go no Kata sono:
Seoi Nage
Ushiro Goshi
Sukui Nage
Hidari Seoi Nage
Uki Goshi
Hadaka Jime Koshi Kudaki – Koshi Kudaki significa rompere la posizione delle anche di Uke
Tobi Goshi Uki Goshi – Tobi Goshi è un modo di applicare le tecniche di Koshi Waza in contrattacco
O Soto Otoshi
Ushiro Goshi – la tecnica viene applicata diversamente rispetto alla seconda tecnica di questo Kata
Kata dei contrattacchi ideato dal Maestro Kyuzo Mifune 10° Dan di Judo
Nell’idea di Mifune questa Forma, che prende inizio in maniera analoga al Nage-no-Kata, doveva servire al praticante come utile allenamento fisico-mentale per prendere l’iniziativa a seguito di un attacco dell’avversario.
L’azione può partire, come vedremo, o utilizzando il movimento dell’avversario direttamente per contrattaccare, vuoi agendo all’inizio della sua tecnica o durante il movimento di Kake, o bloccando la sua azione e contrattaccando dopo averla resa vana.
Mifune raccomandava di praticare questo Kata con il corretto spirito, con Uke che pertanto cerca realmente di proiettare Tori, pur sapendo ambedue le precise azioni da fare in questa Forma.
Attraverso la pratica del Nage-ura-no-Kata si poteva far propri, secondo Mifune, i principi cardine dei Kaeshi.
Il Kata si compone di 15 movimenti, eseguiti in sequenza e solo da una parte, a differenza del Nage-no-Kata che prevede una breve pausa fra i diversi gruppi nonché l’esecuzione delle tecniche a destra e a sinistra.
Questo Kata inizia con Uke che esegue gli stessi attacchi del Nage-no-kata: Uki-otoshi, Seoi-nage e Kata-guruma; ritengo che in questo modo Mifune abbia voluto sottolineare un parallelo fra queste due Forme, considerando la sua come un utile strumento per cogliere i principi dei controcolpi così come il Nage-no-Kata esprime i principi delle azioni del combattimento Nage.
La sequenza del Nage-no-kata viene però abbandonata dopo le prime tre tecniche e il Kata di Mifune prosegue con altri waza. La sequenza completa del Kata è la seguente:
Attacco diUke
Kaeshi di Tori
Uki-otoshi
Tai-otoshi
Seoi-nage
Yoko-guruma
Kata-guruma
Sumi-gaeshi
Tai-otoshi
Ko-tsuri-goshi
Obi-otoshi
O-guruma
Okuri-ashi-barai
Tsubame-gaeshi
Ko-uchi-gari
Hiza-guruma
O-uchi-gari
O-uchi-gari-gaeshi
Sasae-tsurikomi-ashi
Sumi-otoshi
Uchi-mata
Tai-otoshi
Hane-goshi
Kari-gaeshi
Harai-goshi
Ushiro-goshi
Hane-goshi
Utsuri-goshi
Uki-goshi
Yoko-wakare
O-goshi
Ippon-seoi-nage
Come si vede Uke attacca con 5 Te-waza, 5 Ashi-waza e 5 Koshi-waza, alcuni attacchi (come ad esempio Hane-goshi) vengono ripetuti, mentre i Kaeshi-waza di Tori risultano sempre diversi fra loro.
Questo kata comprende cinque forme tecniche senza appellativo e numerate semplicemente dall’uno al cinque. Itsutsu no kata è molto particolare e si rivolge ai judoka esperti nella comprensione profonda del Judo. Riportiamo una descrizione sommaria delle 5 tecniche che lo compongono:
1) Tori spinge Uke con la mano destra sul petto e nel farlo capitombolare all’indietro.
2) Uke viene proiettato in uki otoshi dopo avere tentato di colpire simbolicamente Tori al ventre con una daga.
3) Tori proietta Uke in yoko wakare dopo che i due avversari hanno descritto una sorta di “vortice” concentrico.
4) Tori corre dietro a Uke, lo depone, allarga le braccia a croce, mette la mano sinistra sull’anca, arretra e spinge il petto dell’altro con il braccio destro. Arretrando ancora, sbilancia Uke che cade sul dorso.
5) La quinta ed ultima forma rassomiglia alla terza e termina in un yoko wakare speciale, poiché i due avversari non si toccano.
Il Go-kyo (i Cinque Principi o Cinque Gruppi) è il metodo di insegnamento del judo che classifica 67 tecniche di cui 40 classiche piu 27 aggiunte in seguito.
Dopo il 1982 furono aggiunte alle 40 tecniche basilari delle tecniche addizionali. In Italia, il go kyo viene insegnato come base delle conoscenze judoistiche, infatti i gradi inferiori alla cintura nera sono rilasciati in seguito ad un passaggio di cintura organizzati dal club, dove si esgue uno dei 5 raggruppamenti di tecniche in base alle proprie conoscenze.
Il Go-kyo classifica 40 tecniche in 5 classi di 8 tecniche in base alla difficoltà di esecuzione del movimento e alla violenza della caduta. Jigoro Kano selezionò dal ju-jitsu, quelle tecniche che meglio rispondevano a criteri educativi e che non presentavano pericoli per i praticanti. L' attuale formulazione è:
1° KYO
De ashi barai Hiza guruma Sasae tsurikomi ashi Uki goshi O soto gari O goshi O uchi gari Seoi nage
2° KYO
Ko soto gari Ko uchi gari Koshi guruma Tsurikomi goshi Okuri ashi barai Tai otoshi Harai goshi Uchi mata
3° KYO
Ko soto gake Tsuri goshi Yoko otoshi Ashi guruma Hane goshi Harai tsurikomi ashi Tomoe nage Kata guruma
4° KYO
Sumi gaeshi Tani otoshi Hane makikomi Sukui nage Utsuri goshi O guruma Soto makikomi Uki otoshi
5° KYO
O soto guruma Uki waza Yoko wakare Yoko guruma Ushiro goshi Ura nage Sumi otoshi Yoko gake
L'arte della difesa personale, o dell'autodifesa, così come è stata ordinata e codificata dal Kodokan di Tokio, è il più moderno dei sistemi di protezione formulata secondo i principi fondamentali del Judo. Si può dire che l'autodifesa-Judo altro non sia che Judo stesso, in quella parte utile alla protezione. Nonostante la somiglianza la doppia denominazione bisogna conservarla, dovendo intendere l'autodifesa cosa assolutamente a se stante anche nello spirito. Il Kodokan ha ritenuto utile codificare le regole dell'autodifesa interpretando lo spirito dei tempi moderni, con la creazione del KODOKAN-GOSHINJUTSU, ammodernando, senza peraltro sminuirlo, l'antico e pur sempre validissimo Kime-no-Kata. Il nuovo metodo è basato su una concezione aderente alla realtà collettiva del tempo moderno, con molti obiettivi, il primo dei quali insegna il rispetto della vita opponendosi all'offesa del corpo umano. (Dal punto di vista legale ogni difesa portata al corpo dell'avversario con l'ausilio di tecniche di sports da combattimento, sia pure in caso di legittima difesa, da persona che per praticare il detto sport deve essere ritenuta in grado di sapersi difendere senza offendere, viene considerata illegale in tutti i Paesi d'Europa). Ciò nonostante può pur essere necessario doversi difendere dall'altrui violenza. L'ideale dell'autodifesa-Judo è, alla fine, quello di impedire la violenza ingiustificata prima ancora che questa si verifichi o di prevenire ogni possibile violenza. Fondamentalmente impedire o annullare la violenza e l'aggressione di un avversario senza attentare alla sua vita. In definitiva, l'arte dell'autodifesa è, in senso lato, una educazione ed un perfezionamento dell'istinto di conservazione che ciascun uomo possiede.
Proiezioni e controllo. Le tecniche basilari dell'autodifesa-Judo sono le proiezioni, il controllo e l'Atemi-waza. Il controllo riguarda i modi di evi tare offese come lussazioni, immobilizzazione, ecc. Non si deve, in generale, tendere a imparare una o due sole tecniche ma acquisire quella scioltezza di corpo e di spirito che permetta di fronteggiate qualsiasi minaccia. Non c'è niente di meglio che usare una proiezione o un'immobilizzazione senza attendere che l'avversario colpisca. Inoltre niente di meglio che ricorrere a proiezioni e immobilizzazioni, che permettono di rendere innocuo l'aggressore, senza provocare soffocamento, fratture e lussazioni, strangolamento, l'incoscienza o la morte, o la disarticolazione di una delle sue membra, cosa che invece molti provocherebbero se non usassero anzitutto queste due tecniche (Proiezione e Controllo). L'Atemi-waza viene generalmente usato come "kasumi" per distogliere momentaneamente l'attenzione dell'aggressore dal suo attacco. Può essere usato anche per ottenere uno squilibrio od una reazione utile. Differenza fra Judo e Autodifesa-Judo Le regole del judo sono così numerose e complicate che riesce difficile spiegarle o anche solo tratteggiarle brevemente. Il maestro Kano disse che il Judo non è solo una immensa raccolta di regole tecniche, ma la sintesi dello spirito di vittoria e di giustizia, e addirittura il "principio" per ottenere vittoria sia nel campo spirituale che in quello fisico, e ancora il "principio della vittoria". Tutte le tecniche dei molti Kata del judo possono essere validamente impiegate al fine della autodifesa, ma di esse vengono praticamente usate quelle che più direttamente si rendono utili allo scopo. L'esperienza ha provato innumerevoli volte che è praticamente impossibile riuscire a difendersi efficacemente e a proteggersi da un'aggressione se non si sono sviluppati al massimo i propri riflessi e se non si conoscono certi principi. La conoscenza dei movimenti diversi adatti a fronteggiare i diversi modi in cui si può essere attaccati è la sola garanzia di salvezza. Come si intuisce, i vari "tipi" di aggressione di cui si può restare vittima sono innumerevoli. Ad ognuno di essi, ovviamente, si deve reagire in modo differenziato. Per esempio è inutile fronteggiare stando a testa alta un aggressore che vi si butti addosso tutto raccolto e con la testa bassa per colpirvi allo stomaco con una testata. Molte volte capita all'uomo comune, in un caso come questo, di restare paralizzato oppure usare di primo acchito una tecnica adatta ad un altro tipo di aggressione invece di raccogliersi su se stesso e mettere in atto alcuni controcolpi capaci di annullare l'aggressione stessa. Ora questa mancanza di realismo e di riflessi non è possibile quando si è allenati a dovere. La diversità di tipo d'aggressione presuppone una estrema varietà di azioni. Il judo è lo sport in cui tutte le possibili forme di lotta vengono studiate. Questa è la ragione per cui alla base del metodo di autodifesa Goshinjutsu deve esserci necessariamente una conoscenza abbastanza vasta delle basi del judo. I principi elementari, o fondamentali del judo, sono dunque utilizzati nel metodo di Autodifesa Judo del Kodokan.
Principi e regole fondamentali Conservare sempre una posizione naturale e stabile sul proprio centro di gravità; Conservare elasticità e non rispondere all'avversario opponendo la stessa direzione di forza per contrastarlo. Non usare mai forza contro forza; Cercare di far perdere all'avversario quell'equilibrio che in lui non è più stabile dal momento in cui ha attaccato, o almeno alterare la direzione dei suoi obiettivi. Sempre restando nell'ambito dei principi generali del judo, diremo ancora che: a) è indispensabile un'esatta sensazione delle distanze, cioè la nozione di esse; b) è indispensabile sentirsi i muscoli e i nervi sciolti, e tuttavia pronti a qualsiasi movimento per repentino che esso sia; c) è indispensabile acquisire l'abitudine di concentrare tutta la forza su quei punti delle membra che all'atto di una azione di difesa o d'offesa debbono agire, quasi portando tutto il resto del corpo ad una consapevole collaborazione con i punti medesimi.