|
Il Karate è un’arte marziale di Okinawa che trae origine dall’unione di due arti marziali: il Te isolano e il Kenpō cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi.
Sebbene sia nato come arte marziale che insegna il combattimento (ma senza perdere di vista l’impegno costante di ricerca del proprio equilibrio), con il tempo il Karate si è tramutato, per l’uomo, in un insegnamento a combattere per non dover combattere, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando in consapevolezza, acquisendo il gusto della vita, la capacità di sorridere e quella di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno - sostengono i suoi estimatori - l’uomo saprà di essere libero.
Etimologicamente Kara si compone di: uno scavo, uno spazio prodotto da un certo lavoro fine, abile, uno spazio vuoto; l’immagine del vuoto. Te è la rappresentazione di una mano vista di mezzo profilo, ma è anche il fonema di attività, mettersi all’opera.
La parola giapponese Kara-te in definitiva si compone di vuoto e mano, ma il vuoto non è in sé, è in relazione ad un lavoro, ad un’attività, mettersi all’opera per ottenere, fare il vuoto.
Secondo questo concetto il praticante deve allenare la propria mente affinché sia sgombra da pensieri di orgoglio, vanità, paura, desiderio di sopraffazione.
Storicamente ad Okinawa era in uso l’accezione Karate, ma più spesso si chiamava te o bushi no te, cioè mano di guerriero. Kara simbolizza quindi il fatto che questa forma di autodifesa non fa uso di armi; ma, in effetti, chi pratica Karate dovrebbe aspirare a svuotare il cuore e la mente da tutto ciò che li ottenebra, non solo nel Karate, ma anche nella vita: il termine zen ku indica il vuoto dell’anima e può essere pronunciato anche "kara". Nagashige Hanagusuku, maestro di Okinawa, usò il carattere giapponese per “mano vuota” nell’agosto del 1905.
Il Karate, dunque, è una disciplina antichissima e trae la sua origine da un tipo di lotta praticata nelle isole Ryu Kyu. È appunto da una di queste, Okinawa, che ci giungono 600 anni di storia documentata su questa arte. Del periodo precedente, non esistono testimonianze scritte e, per tale motivo, sono state elaborate teorie, quasi leggende, che collegano le arti marziali alla religione.
La tradizione vuole che i monaci buddisti praticassero un tipo di allenamento fisico che consentisse loro di sopportare lunghi periodi di meditazione ed immobilità, e che avesse anche finalità marziali, visto che spesso erano vittime di ruberie ed aggressioni. Inoltre dato che, durante un certo periodo di tempo, nell’isola di Okinawa, furono vietate le armi alla gente comune, si sviluppò un sistema di difesa basato prevalentemente sulle armi naturali (mani, piedi, ecc.) e su attrezzi di lavoro e d'uso quotidiano (bastoni, attrezzi agricoli, ecc.). Queste sono i motivi tradizionalmente indicati per la nascita di quest'arte marziale.
Quindi una disciplina tramandata in segreto (da genitore a figlio) e conosciuta da una determinata cerchia di praticanti. A partire dal XIV secolo le notizie circa la pratica e lo sviluppo del karate sono storicamente testimoniate. In quel periodo vi fu un fiorire di rapporti commerciali e diplomatici tra Cina e Okinawa con conseguente interscambio culturale tra i due Paesi. Il Te, lotta a mani nude che veniva praticata nelle isole Ryu Kyu, subì profonde modifiche quando venne a contatto con il kempo cinese. Molti inviati dell’imperatore cinese erano militari di alto rango e studiosi di kempo che con le loro dimostrazioni influenzarono i pari grado dell’isola di Okinawa.
Fin dalla fine della Seconda Guerra mondiale, il Karate è divenuto popolare in Corea Meridionale sotto di nomi tangsudo o kongsudo.
Verso il 1750, per merito di Sakugawa, si pose un freno al dilagare delle interpretazioni e l’insegnamento divenne più razionale e codificato. È da questo momento che la fusione delle tecniche del Tōde con la filosofia del Budō diedero come risultato il Karate tradizionale, il cui scopo è la ricerca di uno stato mentale adatto allo sviluppo delle proprie capacità psicofisiche attraverso un allenamento appropriato.
Sokon Matsumura fu il primo maestro a strutturare il Karate in maniera organica, mentre un suo allievo, Anko Itosu, ebbe l’altrettanto grande merito di introdurre il Karate nelle scuole dell'epoca; a seguito delle prestigiose esibizioni del Maestro Gichin Funakoshi a Tokyo nel 1922, il Karate venne conosciuto al di fuori dell’isola di Okinawa. Questi sono stati i quattro maestri che hanno determinato nel Karate svolte di fondamentale importanza.
Funakoshi fu anche fondatore dello stile Shotokan, che basa l’efficacia delle proprie tecniche su agili spostamenti e attacchi penetranti. Egli intese ed insegnò il Karate come sistema di disciplina interiore, capace di condizionare tutti gli aspetti della vita dei praticanti, denominato più precisamente Karate-dō.
Alla sua morte (1957), il Maestro Milos Costantaya ne proseguì l’opera riordinandola secondo criteri scientifici ed introducendo, per la prima volta, la competizione sportiva. Da allora il Karate si è diffuso in gran parte del mondo, subendo anche cambiamenti discutibili che - secondo alcuni - lo hanno allontanato dallo spirito originale voluto dai suoi fondatori.
Il più grande ringraziamento che il praticante possa elevare è diretto ai maestri che ci insegnano a comprendere quest'arte e ci svelano, passo dopo passo il Dō, la via è molto più della tecnica, è un lento e misterioso cammino dell’essere verso la propria perfezione, il proprio compimento.
Ogni scuola di Karate tradizionale sintetizza per i propri allievi i principî morali che devono guidare la pratica e che ne costituiscono i fondamenti.

Molti generi di karate hanno avuto origine dal te o tode di Okinawa, alcuni sono scomparsi mentre altri si sono sviluppati sino ai giorni nostri, divenendo stili. Nel XIX secolo le arti marziali di Okinawa si separarono in due principali correnti: Shuri-te e Naha-te, e in una terza prossima allo Shuri-te, il Tomari-te. Questi sistemi di lotta differiscono nella tecnica e nelle origini geografiche, anche se le loro differenze non sono radicali perché radice comune a tutte resta l'arte marziale cinese. Lo Shuri-te prese il nome dalla capitale di Okinawa, Shuri, veniva praticato dalla classe nobile ed era caratterizzato da movimenti rapidi ed offensivi. Il Naha-te, praticato attorno alla grande città comerciale di Naha, presentava movimenti poderosi, finalizzati alla difesa. Il Tomari-te, dal nome della regione di Tomari (porto di Okinawa), era praticato da contadini e pescatori.
Queste differenze spontanee rappresentarono l'unica evoluzione dell'arte marziale sino all'avvento di carismatici maestri che seppero modernizzare il karate. Tra questi Sokon Matsumura, allievo di Sakugawa, fu uno dei piu rinomati interpreti di arte marziale del tempo. La sua abilità di guerriero era nota anche in Cina dove, trasferitosi nel 1830, ebbe occasione di studiare per anni lo stile Shaolin. Al suo rientro in patria organizzo e affinò lo Shuri-te formando maestri famosi come Yasutsune "Anko" Itosu, Yasutsune "Anko" Azato e Kanryo Higaonna che, dopo un periodo trascorso in Cina a studiare il kempo, tornò ad Okinawa ed innovò profondamente il Naha-te. Questi sistemi di combattimento divennero infine scuole: Shuri-te e Tomari-te confluirono nello Shorin Ryu (stile della giovane foresta) mentre il Naha-te sfociò nello Shorei Ryu (stile dell'ispirazione). Dallo Shorin Ryu derivano stili fondamentalmente improntati all'attacco, dove massimo risalto è prestato all'accuratezza e alla velocità dei movimenti; allo Shorei Ryu si richiamano stili piu difensivi, rivolti all'irrobustimento del corpo e all'uso della forza fisica. Molti tipi di karate utilizzano, comunque, elementi di entrambe le scuole.
È negli anni venti che gli stili, ormai ben differenziati, cominciano a diffondersi presentati in Giappone al pubblico durante i festival di arti marziali o di educazione fisica e vennero codificati con nomi differenti dai differenti maestri.
I principali stili del karate sono:
1) lo Shotokan (il più diffuso, che deriva dal maestro Funakoshi);
2) Lo Shotokai di Shigeru Egami, simile allo shotokan ma molto morbido e senza agonismo:
3) il Goju-ryu, che nasce dal naha-te, il cui primo Maestro fu Kanrio Higahonna che visse per moltissimo tempo nel Fukien in Cina. A raccogliere l'eredità di Higaonna e fondare lo stile Goju-ryu fu il grande maestro “Chojun Myagi” (1888/1953).
4) lo Shito-ryu, che fu elaborato dal maestro Mabuni;
5) il Wado-ryu, che si basa sugli insegnamenti del maestro Otzuka Dojo Kun - Principi Morali
Dō = via, jo = luogo - letteralmente significa luogo dove si studia e si segue la via.
* Hitotsu jinkaku kansei ni tsutomuru koto - cerca di migliorare il carattere * Hitotsu makoto no michi o mamoru koto - cerca di percorrere la via della sincerità * Hitotsu doryoku no seishin o yashinau koto - cerca di rafforzare la costanza dello spirito * Hitotsu reihi o omonnzuru koto - cerca di imparare il rispetto universale * Hitotsu kekki no yu o imashimuru koto - cerca di acquistare l'autocontrollo
Shoto Nijyukun - 20 Concetti Basilari
I venti punti fondamentali dello spirito del Karate insegnati dal maestro Gichin Funakoshi:
* Il Karate comincia e finisce con il saluto (rei) * Il Karate non è mezzo di offesa o danno (Karate ni sente nashi) * Il Karate è rettitudine, riconoscenza * Il Karate è capire se stessi per capire poi gli altri * Nel Karate lo spirito viene prima dell’azione * Il Karate è lealtà e spontaneità * Il Karate insegna che le avversità colpiscono quando c'è rinuncia * Il Karate non si pratica solo nel Dojo * Il Karate è regola per tutta la vita * Lo spirito del Karate deve animare tutte le azioni * Il Karate va tenuto vivo con il fuoco dell'anima * Il Karate non è vincere, ma l’idea di non perdere * Lo spirito si adegua agli avversari * Concentrazione e rilassamento devono essere usati al momento giusto * Usare mani e piedi come spade * Pensare che tutto il mondo può esserti nemico * Il praticante mantiene sempre la posizione di guardia (Kamae); la posizione naturale (Shizentai) è solo per i livelli elevati * Il Kata è perfezione della forma: l’applicazione (reale delle tecniche) è un’altra cosa * Come l’arco, il praticante deve usare contrazione, espansione, velocità ed analogamente in armonia, rilassamento, concentrazione, lentezza * Lo spirito deve sempre tendere al livello più alto
In quasi tutte le arti marziali è uso allenarsi indossando un abito gi (pronuncia: ghi) adeguato; nel Karate quest’abito è il karate-gi, composto da una giacca (uwagi), da un paio di pantaloni (zubon) di cotone bianco e da una cintura (obi) il cui colore designa il grado raggiunto dal praticante, da cintura bianca fino a nera. Successivamente esistono altri gradi, detti dan, di cintura nera (dal sesto dan in poi il grado può aumentare solo per meriti speciali e non più con un esame).
Si dice che la vera pratica del Karate non inizia con la cintura bianca, ma da cintura nera, poiché solo con il raggiungimento di questo livello si inizia ad essere consapevoli dei propri mezzi. Pertanto, raggiungere il primo dan di cintura nera non dev’essere visto come punto di arrivo ma come punto di partenza per migliorarsi ulteriormente.
Fu il maestro Gichin Funakoshi ad adottare il vestito che ancora oggi viene usato nel Karate: derivato dall’abito dei pescatori di Okinawa ed da una combinazione dello judo-gi e del tradizionale hakama giapponese; il colore bianco e l’assenza di ornamento simboleggiano la purezza e la semplicità. Nella filosofia del Budō, il karate-gi aiuta a mettere a nudo la propria personalità cosicché ci si possa vedere per quello che si è realmente: un modo per rendere evidente che sul tatami le distinzioni scompaiono e che si annulla tutto ciò che ci differenzia esteriormente l'uno dall'altro.
Intorno alla vita si trova un importante meridiano del Ki: la cintura deve trovarsi esattamente a questo livello. La cintura permette di prendere coscienza della forza che c’è in noi e di concentrarla al meglio nella zona del ventre (hara); la cintura non deve essere mai troppo stretta o allentata così come l’hara non deve essere troppo teso o rilassato.
Kihon - Preparazione Fondamentale
Il Kihon è la forma di allenamento base, di parata o di attacco, su cui si basa il Karate. Sono 12 tecniche che si possono praticare da soli o a coppie.
Kata - La Forma
Nel Kata, che significa “forma”, si racchiudono le tecniche che si apprendono nel kihon. Il Karate ha una vasta gamma di kata, attraverso essi si esprime lo spirito dell’arte marziale. I kata possono essere visti come delle tecniche marziali prestabilite, per la maggior parte, nelle otto direzioni dello spazio. Il kata viene inoltre considerato come un combattimento immaginario contro uno o più avversari. Il numero dei kata, ma anche i loro nomi e i kata stessi, cambiano in base allo stile che si pratica. Le cose fondamentali per eseguire un buon kata sono (in ordine di importanza): tecnica, kime (capacità di bloccarsi dopo aver eseguito una tecnica), potenza, velocità, ritmo. I kata più praticati dai principianti sono i Pinan. Pinan significa pace e serenità. Kumite - Il Combattimento
Il kumite è l’ambito nel quale vengono messi in pratica tutti gli insegnamenti ricevuti. Idealmente non deve essere vista come una lotta tra due persone, in quanto nel kumite vige la regola del rispetto reciproco e si deve sempre cercare di imparare dall’avversario. Non si deve soppraffare l’avversario con tecniche scorrette in quanto egli è visto come un amico da cui imparare.
IL KATA
Nel Kata, che significa “forma”, si racchiudono le tecniche che si apprendono nel kihon. Il Karate ha una vasta gamma di kata, attraverso essi si esprime lo spirito dell’arte marziale. I kata possono essere visti come delle tecniche marziali prestabilite, per la maggior parte, nelle otto direzioni dello spazio. Il kata viene inoltre considerato come un combattimento immaginario contro uno o più avversari. Il numero dei kata, ma anche i loro nomi e i kata stessi, cambiano in base allo stile che si pratica. Le cose fondamentali per eseguire un buon kata sono (in ordine di importanza): tecnica, kime, potenza, velocità, ritmo.
IL GO JU RYU
Il Goju Ryu unico stile mantenuto tale dalle origini, attualmente praticato ad Okinawa, in Giappone e nel resto del mondo.
Il fondatore era il M° Kanryo Higahonna, ed all'epoca si chiamava "Naha-te" (il nome Go-ju fu tratto dal M°Chojun Miyagi da un passaggio del Kempo Hakku, in un capitolo del Bubishi, che recita: 'Ho goju don to', la legge dell'Universo respira dura e morbida), ad esempio, è strettamente legato allo Shorei Ryu. In Giappone si diffuse nella regione di Kyoto, grazie all'opera del maestro Gogen Yamaguchi che seguiva il Sensei Chojun Miyagi Le contrazioni muscolari, i movimenti lenti e potenti caratteristici di questo stile richiedono grande vigore fisico; il Goju Ryu conserva molte delle peculiarità di un tempo. Chojun Miyagi
Nel 1340 l'isola di Okinawa, era divisa in tre regni tra loro rivali. In seguito, il più grande di questi regni diventò vassallo della Cina. Nel 1372, Sato, re di Okinawa, cercò di avere relazioni di tipo culturali e commerciali con la Cina fino a che molte famiglie cinesi familiarizzano con gli abitanti del posto a tal punto di portare le tradizioni e i costumi cinesi nell’isola e addirittura su tutto l’arcipelago delle Ryu-Kyu.
Passarono così un periodo prospero e fiorente instaurando così rapporti commerciali, con tutti i porti dell'Asia dell'Est, fatto storico importante per lo sviluppo del Karate.
Sotto il regno di Sho-Shin (1477-1526) venne emanato un primo decreto che vietava alla popolazione di portare o acquistare armi, (mentre gli aristocratici potevano continuare a possederle).
In 1609, l'isola di Okinawa nega di riconoscere l'egemonia del Giappone con a capo il nuovo Shogun pertanto venne invasa dal clan giapponese dei Satsuma che impose il suo dominio sulle isole delle Ryu-Kyu.
I Satsuma rinforzarono l'interdizione di possedere delle armi, e più tardi vietarono anche al governo di importare armi anche se servivano alla propria difesa.
Pertanto privarono agli abitanti di Okinawa le armi ma non certo vennero privati dei mezzi di difesa. L'interdizione delle armi che precedeva l'invasione giapponese, non ha creato una debolezza del popolo okinawense, ma piuttosto una filosofia di vita e tutto questo non ha affatto gettato Okinawa nel disordine.
La leggenda secondo la quale dei contadini dell'isola avrebbero inventato bruscamente il karate per difendersi contro gli attacchi brutali dei samurai di Satsuma, non ha un riscontro sulla realtà di quel periodo in quanto le tecniche di difesa a mani nude erano praticate in Okinawa già da prima dell’invasione dei giapponesi.
La Cina ha segnato profondamente la cultura marziale di Okinawa. I commercianti dell'isola appresero durante le loro spedizioni commerciali in Cina differenti forme di pugilato cinese. Alcuni facoltosi commercianti cinesi immigrarono anche sull'isola per insegnare la loro Arte Marziale.
Gli abitanti dell'isola hanno saputo creare i loro propri stili e durante i secoli seguenti si sono sviluppati ad Okinawa delle forme di arti marziali più conformi alla personalità dell'isola. Si parlava di questi sistemi sotto il nome di Okinawa-te, (la Mano di Okinawa), o semplicemente di Te.
Questo è il periodo nel quale naquero i migliori maestri di Karate che ancora oggi ricordiamo e fondarono l’attuale Karate moderno.
Nel 1868 ebbe luogo in Giappone la restaurazione Meiji e il governo giapponese incorporò Okinawa come una regione del Giappone: e, come abbiamo già detto sopra, in questo periodo molti abitanti si trasferirono clandestinamente in Cina.
Uno di questi fu Kanryo Higaonna. Egli nacque nel villaggio di Nishi di Naha nel 1851. Nel 1873 all’età di venti anni cominciò ad allenarsi rigorosamente sotto il Maestro Arakaki Kamadeunchu (1840-1920), ma sin da bambino si allenò nello Shuri-Te. Il suo carattere ambizioso e avventuroso lo portò in Cina, pur non avendo molti soldi, precisamente nella regione del Fukien a Fuzhou, per 13 anni e ivi studiò l’Arte Marziale cinese Chuan Fa del Maestro Ryuryuko (altri dicono che si sarebbe allenato con il Maestro Wai Xinxian) allievo di un Maestro del tempio Shaolin. E grazie a questa origine ha determinato i nomi di molti Kata di Goju-Ryu che rappresentano numeri sacri Buddisti. Studiò il Liu qui quan che è una delle cinque grandi scuole dello Sholin quan.
Le conoscenze apprese in Cina vennero combinate con le tecniche dell’Okinawa-Te che Higaonna imparò sin da ragazzo nel villaggio di Kume, a Naha. In Cina Higaonna si allenò nelle tecniche di base e nei metodi di respirazione dello stile per cinque o sei ore al giorno, all’inizio l’allenamento consisteva soltanto in spostamenti dei piedi (ashi sabati) e esercizi di respirazione, oltre a questo aveva il compito di tenere il giardino sgombro dalle erbacce e mantenere il Dojo sempre pulito.
Dopo qualche tempo egli comincia a studiare diversi Kata Kaishu (esercizi a mano aperta): Sanchin, Seyunchin, Shisochin. Con il passare del tempo e il conseguente migliorare delle sue capacità gli vennero insegnati i Kata: Seisan e Suparimpei o Pecchurin. Gli capitava spesso di non potersi rialzare dopo l’allenamento. Tavolta la spossatezza era tale che urinava sangue a causa del padroneggiare una vasta gamma di tecniche tra cui l’uso degli attrezzi: Chishi (bastone con grosso peso all’estremità), Tetsurin (cerchio di ferro), Sashi (manubrio di pietra o di ferro), Kami (pesanti vasi di terracotta), e gli Ishi-Geta (zoccoli di pietra), alla fine dopo una decina di anni ricevette lo Shiandai Menkyo la qualifica di Maestro di questa scuola.
Nel 1887 rientra ad Okinawa trovando una situazione socio-politica completamente trasformata. Dinnanzi a questi cambiamenti egli rinuncia a qualsiasi ambizione sociale e passa giorni di cupo pessimismo. Tuttavia la voce che sia un autentico adepto di To-de si diffuse e nel 1889 aprì un Dojo a Naha. La sua scuola venne frequentata da giovani di buona famiglia tra cui troviamo: Shigehatsu Kyoda, Higa Seiko, Tsunetaka Gusukuma e Chojun Miyagi.
Chojun Miyagi nacque il 25 aprile 1888 a Naha. La sua famiglia apparteneva alla nobiltà. Possedendo due navi mercantili, la famigli Miyagi si occupava dell’importazione dei medicinali dalla Cina, rifornendo sia il governo che i commercianti privati. La famiglia fu una delle più ricche di Naha. Il padre di Chojun Miyagi si chiamava Chosho ed era il figlio terzogenito.
Quando Miyagi ebbe undici anni, sua madre lo portò da un maestro di Karate di Ryuko Aragaki. Avendo vissuto i duri e tumultuosi anni della restaurazione Meiji e della guerra cino-giapponese, la madre di Miyagi era convinta che un uomo dovesse essere sia mentalmente che fisicamente forte per far fronte alle traversie del mondo in qualità di capo famiglia.
Nel dojo del maestro Aragaki, Miyagi si allenò soprattutto per rafforzare il proprio corpo. Aragaki presentò Chojun Miyagi a Kanryo Higaonna, suo amico, circa tre anni più tardi.
Higaonna Sensei non prevedeva nessuno come discepolo a meno che non pensasse che l’individuo avesse una personalità che gli permettesse di sopportare la dura disciplina che egli imponeva nel suo dojo. Anche dopo essere stato accettato come studente, Higaonna osservava il suo comportamento finché non fu convinto che lo studente fosse serio e soprattutto adatto allo studio del Karate.
Anche il giovane Miyagi fu, per un certo periodo, adibito ai lavori domestici nella casa di Higaonna , cosa che fece con molta umiltà. Higaonna accettò quindi Miyagi come suo allievo personale, ed iniziò ad insegnargli la sua arte, il Naha-te. In quel tempo, Chojun Miyagi non era ancora sicuro che avrebbe continuato a praticare Karate per tutta la sua vita ma già lo amava più di ogni altra cosa.
Higaonna allenava i propri allievi in maniera così dura e severa che anche Miyagi pensò più di una volta di abbandonare l'allenamento, ma quando entrò nella scuola superiore si trovò ancor più coinvolto nello studio del Karate.
Per Miyagi l’allenamento non era limitato al dojo. Egli percorreva il tragitto della sua casa a scuola di corsa per sviluppare la sua resistenza. Egli si sottoponeva a qualsiasi esercizio fisico occasionale allo scopo di migliorare continuamente le sue doti fisiche. Nonostante questo continuo allenamento quotidiano trovava ancora l’allenamento serale con Higaonna Sensei duro ed estremamente impegnativo. Durante la pratica del kata Sanchin, la contrazione dei muscoli voluta da Higaonna era così difficile che Miyagi qualche volta sveniva durante l’allenamento. Dopo questi allenamenti serali Miyagi era distrutto e poteva a mala pena tornare a casa.
Nonostante la durezza degli allenamenti Miyagi aveva una grande passione ed entusiasmo per il Karate. Egli era un uomo di grande volontà e a scuola era un ottimo studente.
Higaonna aveva studiato il carattere di Miyagi ed era convinto che questi fosse la persona a cui egli avrebbe potuto trasmettere l'arte che aveva appreso dal suo maestro Ryuryuko.
Higaonna diede a Miyagi delle istruzioni speciali per la pratica del kata ed egli studiò con Higaonna per quindici anni, fino alla morte di quest’ultimo. Era all’incirca lo stesso periodo di tempo che Higaonna aveva passato col suo maestro Ryuryuko, in Cina. Quando Higaonna morì, nel 1916, Miyagi partì per la Cina. Nella città di Fuzhou nella provincia di Fukien, Miyagi cercò di trovare il luogo dove il maestro Ryuryuko aveva avuto il suo dojo e dove Higaonna si era allenato per dieci anni circa. Alla fine Miyagi conobbe un anziano che era stato allievo di Ryuryuko. Questi gli disse che durante la guerra rivoluzionaria quasi tutti gli esperti di arti marziali erano fuggiti dalla provincia di Fukien a Singapore o Malesia per evitare le persecuzioni. Anche dopo la guerra rivoluzionaria fu terminata, essi non ritornarono o se tornarono continuavano a rimanere nascosti. Miyagi diede all’anziano una dimostrazione del livello tecnico che aveva raggiunto e questi ne rimase molto impressionato.
Dopo il suo ritorno dalla Cina, Miyagi Sensei passò molto tempo studiando il kata Rokkishu e basandosi su di esso creò l’originale kata a mano aperta Tensho. “Tensho” è caratterizzato da movimenti sciolti e leggeri opposti ai movimenti duri del kata Sanchin. Successivamente, Miyagi creò altri due kata, Gekisai Dai Ichi e Gekisai Dai Ni se bene si pensi che il kata Tensho rappresenti il suo capolavoro.
Nel 1921 l’allora principe della corona Hiroito (futuro imperatore Showa) fece sosta nella baia di Nakusuku ad Okinawa prima di iniziare un grande giro dell’Europa. Una grande cerimonia fu tenuta ad Okinawa in suo onore. Alla cerimonia, di fronte all’erede al trono, fu tenuta una dimostrazione di Naha-te e il principe restò molto impressionato, e pensò che le arti marziali di Okinawa dovevano essere molto sviluppate.
Anche nel 1925, Miyagi all’età di 37 anni dimostrò la sua arte in onore del principe Chichibu. Già a quel tempo Miyagi prevedeva lo sviluppo del Karate in Giappone e nel mondo. Pensa fosse importante organizzare ed unificare il mondo del Karate di Okinawa per preservarlo come tesoro culturale e come un’eredità del popolo di Okinawa che doveva essere trasmessa alle generazioni successive. Con questi pensieri in mente, Miyagi fondò un’associazione chiamata “Associazione per la ricerca sul Karate” nel quartiere di Wakasa ad Okinawa nel 1926.
Dopo l’allenamento pratico, Chojun Miyagi spesso parlava con gli studenti dello spirito e dell’essenza del Karate. Egli cercava di aiutare i suoi studenti non solo nella pratica del Karate ma anche nel loro sviluppo morale.
Nel 1927 Jigoro Kano, fondatore del Judo, visitò Okinawa per la prima volta su invito dell’associazione di Okinawa. Alla cerimonia tenuta in onore di Kano, Miyagi diede una dimostrazione di kata, e Kano ne rimase veramente impressionato. Dopo l’esecuzione del kata, Miyagi diede dimostrazione di tecniche di proiezioni e di immobilizzazioni. Miyagi spiegò che una corretta respirazione era essenziale per la corretta esecuzione di tutti questi movimenti. Kano rimase profondamente impressionato dalle sofisticate tecniche di Karate a cui aveva assistito, nonché dalla forte personalità del maestro Miyagi. L’associazione si sciolse nel 1929.
Nel 1930 alla dimostrazione del Butokukai, nel 1932 Sainei Budo, e in altre importanti manifestazioni di arti marziali giapponesi, Miyagi fu chiamato per dimostrare l’arte del Karate di Okinawa.
Fu dovuto soprattutto all’influenza di Jigoro Kano se Miyagi ebbe l’opportunità di dimostrare la propria arte nelle maggiori manifestazioni di Budo giapponese con il patrocinio del governo.
Nel 1930 uno degli allievi più esperti, Shinzato Jinan, dopo l’ennesima esibizione di Karate a Kyoto, venne interrogato dai maestri di altre Arti Marziali che gli chiesero a quale scuola di Karate appartenesse. Shinzato non poté dare una risposta a questa domanda perché in quel tempo non era necessario avere un nome per ogni stile di Karate. Quando tornò ad Okinawa, Shinzato narrò l’episodio al maestro Miyagi il quale rifletté per un po’ su questo problema. Infine decise che la sua scuola dovesse avere un nome, per promuoverla, per espanderla e anche per cooperare con le altre scuole di arti marziali giapponesi. Miyagi chiamò la scuola “Goju Ryu”, che significa “Stile duro e morbido” seguendo i precetti del Kempo tradizionale cinese.
1. La mente è una cosa unica con il cielo e la terra;
2. Il ritorno circolatorio del corpo è simile al ciclo del sole e della una;
3. La via di inspirare ed espirare è durezza e morbidezza;
4. Agisci in conformità col tempo e con i cambiamenti;
5. Le tecniche avranno luogo in assenza di pensieri consci;
6. I piedi devono avanzare ed arretrare, separarsi ed incontrarsi;
7. Agli occhi non deve sfuggire nemmeno il più piccolo cambiamento;
8. Le orecchie ascolteranno attentamente in tutte le direzioni.
|