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Scritto da sandrino
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Martedì 24 Febbraio 2009 23:18 |
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Nacque il 18 Ottobre 1860 a Mikage, piccolo villaggio nei pressi di Kobe. Moriva il 5 Maggio 1938 mentre rimpatriava da un viaggio preparatorio per le Olimpiadi di Tokyo. Moriva un uomo, rimaneva sul mondo la sua luce. Jigoro Kano nella vita pubblica fu un brillante studente, poi professore e finalmente alto funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione. Ma noi lo vediamo come un uomo che seppe fondere funzioni e idee per promuovere tra la gente il concetto della via (DO), cioè
LA CERTEZZA DI POTER DIVENTARE MIGLIORI.
Quindi quando siete in allenamento (Randori) o in gare (Shiai), non dovete vedere in chi vi sta di fronte un nemico o un avversario, ma un grande amico che vi stà aiutando a diventare migliori. Fate altrettanto. M°. Angelo Colombo |
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Ultimo aggiornamento Martedì 24 Febbraio 2009 23:39 |
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Scritto da sandrino
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Martedì 24 Febbraio 2009 23:16 |
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Mentre insegnate date tutto ciò che sapete e non smettete mai di imparare. Continuando a imparare migliorerete sempre più , sia voi che i vostri stessi allievi! Se fra le vostre mani avete un foglio, datelo tutto! domani avrete un libro fra le mani . Date anche tutto il libro e domani avrete fra le mani dieci libri. E così all’infinito! Non tenete mai qualcosa nascosto perché ciò non vi permetterà di imparare dai vostri allievi. Solo così crescerete con essi diventando insegnanti e allievi migliori. Evolvetevi ma non dimenticate mai gli insegnamenti del vero Maestro Jigoro Kano:
1) Sei Ryoku zenyo – utilizzare efficacemente l’energia. 2) Ji ta kyo ey – reciproche concessioni 3) Judo seisho – la correttezza conduce alla vittoria 4) Sojo Shoei – aiutare e concedersi 5) Shin Shin Jizai – agilità nel corpo e nel cuore 6) Seiki ekisei – progredire per aiutare 7) Chiara Hittitsu – il giusto sforzo ripaga
M° Angelo Colombo
M° Roberto Ravagnani |
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Novembre 2009 23:53 |
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Scritto da sandrino
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Martedì 24 Febbraio 2009 23:13 |
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“In un villaggio ci fu una carestia. Arrivarono gli aiuti e portarono sacchi di riso per sfamare la gente. Il capo villaggio, raccolta la sua gente, incominciò a distribuire il riso ma mentre lo faceva trovava persone con la mano aperta |
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Ultimo aggiornamento Martedì 24 Febbraio 2009 23:21 |
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Scritto da sandrino
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Martedì 24 Febbraio 2009 23:07 |
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(Stralci del periodico Kyu-Shindo di C. Barioli) Il Judo, quello del sig. Kano, si configura in un “partito trasversale” di gente che studia, pratica e ambisce alle responsabilità di educatore, trovando maniera d’essere nel dare e non nel chiedere; ignorando certe proposte per mantenere dignità; sorridendo a certe iniziative e ignorandole per conservare l’ideale del Judo al domani
Dove vai fratello? Ti è offerta la dignità di educatore e la nobiltà di crescere e progredire per essere utili. E tu vuoi aprire corsi, riempire il dojo di gente che si difende, che accumula gradi, vince in gara e produce punteggio; veri “agonisti”, illusi che la vita premierà i loro “Koka”. Si va in gara per vincere, ma più importante è come si vince. Non miriamo a campioni ma a veri uomini e vere donne che affrontino la vita e non sopravvivano alle illusioni. Abbiamo una tradizione di uomini puri, abbiamo un ideale. I giovani ci guardano. Attorno c’è il mondo a cui dobbiamo dare, non chiedere. Questa è la bellezza e la gioia a chi chiama la vita. Siamo nel 2009 ma non ci arrendiamo, ognuno di noi costruisca e metta un piccolo mattone per la casa del grande ideale.
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Scritto da sandrino
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Martedì 24 Febbraio 2009 23:04 |
Poesia di Ryokan Daiju (Grande sciocco, 1758-1831), nato in una famiglia facoltosa, a 18 anni lasciò la casa per farsi monaco. Lascia una grande produzione poetica che riflette la purezza e la semplicità della sua vita che trascorse in solitudine e povertà. Non ebbe discepoli. Giocava per ore con i bambini e dimenticò se stesso nello stato di mushin (mente vuota).
Un giorno pensai che il mondo fosse mutevole E divenni shukke (monaco errante) Come le nuvole fluttuanti Come l’acqua dsenza meta. Negli occhi ho ancora l’immagine quando dissi addio a mia madre, essa mi guardava stringendomi le mani, lacrimando e sapendo che poteva essere l’ultima volta. Nelle orecchie ho ancora la voce di mio padre: “vai ma non farti additare dalla gente!” Ricordando il cuore generoso di mia madre con pietà mi ritrovo tra gli esseri di questo mondo. Ricordando sempre l’affetto e la severità di mio padre mi affido alla Via. Da mane a sera rimproverando me stesso. |
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Ultimo aggiornamento Martedì 24 Febbraio 2009 23:06 |
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